01 · Il meccanismo
Che cosa succede all’opportunità?
Immaginiamo che, all’inizio, solo pochi operatori scoprano che in determinate condizioni 100 tende a diventare 102. Comprano a 100 e i loro ordini spingono il prezzo a 100,40. Altri riconoscono la stessa relazione e iniziano a comprare in anticipo; il prezzo arriva a 101, poi entra altro capitale.
Il movimento che prima si verificava domani comincia a verificarsi sempre più oggi. Un operatore che arriva dopo potrebbe non trovare più il prezzo a 100, ma a 101,80. La destinazione attesa è cambiata poco; si è ridotto invece lo spazio che la separa dal prezzo corrente. Quando costi di esecuzione, incertezza e rischio superano l’opportunità rimasta, l’operazione non ha più senso.
02 · Assorbimento diseguale
Un mercato efficiente non è un mercato onnisciente.
È facile immaginare “il mercato” come un’unica intelligenza capace di vedere tutto e calcolare immediatamente il prezzo corretto. Quella mente non esiste. Esistono operatori con informazioni, obiettivi, vincoli, capitali e orizzonti temporali diversi. Alcuni devono operare, altri possono aspettare; alcuni riducono il rischio, altri lo aumentano.
Il prezzo nasce dall’incontro di tutte queste decisioni. Il processo può rendere i mercati estremamente efficienti senza renderli perfettamente efficienti. Un’informazione non diventa prezzo per il solo fatto di esistere: deve essere osservata, interpretata e trasformata in un’azione.
Informazione
Un dato può essere pubblico e restare difficile da separare dal rumore o da collegare allo stato complessivo del mercato.
Interpretazione
Gli operatori possono vedere gli stessi prezzi e arrivare a conclusioni diverse su persistenza, costi e rischio.
Capacità di agire
Un’intuizione incide sul prezzo solo quando il capitale può sfruttarla nella misura e nei tempi rilevanti.
Sono tre problemi distinti. Un operatore può essere troppo grande per entrare senza muovere il mercato. Un altro può essere limitato dal mandato, dalla leva, dalla liquidità o dai limiti di rischio. Un altro ancora può riconoscere la relazione ma non essere disposto a sopportare le perdite che possono precedere l’emergere di un vantaggio statistico. Sapere e poter agire non sono la stessa cosa.
03 · Tempo e capacità
Non tutto accade nello stesso istante.
Alcune informazioni vengono incorporate quasi subito. Altri processi richiedono tempo: il capitale viene riallocato, il rischio trasferito, i portafogli riequilibrati e gli operatori reagiscono alle reazioni altrui. Una decisione presa in una parte del mercato può produrre effetti altrove solo in seguito.
Chiedersi se un mercato sia efficiente senza indicare l’orizzonte temporale lascia quindi la domanda incompleta. Un mercato può essere estremamente competitivo su un intervallo e conservare una struttura più lenta su un altro. Un’opportunità che scompare in pochi millisecondi è diversa da una relazione che si sviluppa in più giorni. L’efficienza dipende non soltanto da ciò che il mercato sa, ma dalla velocità con cui le conseguenze di quella conoscenza diventano prezzo.
04 · Evidenza
Un vantaggio riguarda le probabilità, non la certezza.
Un vantaggio sistematico non richiede che milioni di operatori abbiano torto, che i prezzi siano palesemente sbagliati o che ogni movimento sia prevedibile. È sufficiente una condizione molto più limitata: in alcuni stati del mercato, la distribuzione di ciò che accade dopo deve cambiare abbastanza da restare rilevante una volta considerati con serietà incertezza, esecuzione e rischio.
Se due esiti possibili sono altrimenti quasi equilibrati, una particolare configurazione può rendere uno dei due moderatamente ma stabilmente più probabile. La differenza può apparire irrilevante in una singola osservazione e assumere valore economico soltanto quando si ripete in condizioni controllate. L’investimento sistematico non ha bisogno di certezze; ha bisogno di una variazione della distribuzione che sopravviva ai vincoli reali.
Una volta noti gli eventi, trovare regolarità nei dati storici è facile. Con abbastanza dati, variabili e tentativi, alcune relazioni possono sembrare straordinarie e non significare nulla. La parte difficile è capire se persistono fuori dal periodo in cui sono state individuate, restano coerenti quando cambiano le ipotesi e continuano a esistere quando le decisioni vengono prese in avanti nel tempo, non ricostruite con il senno di poi.
05 · Concorrenza e attriti
Perché un vantaggio dovrebbe sopravvivere?
La concorrenza è potente, ma non è priva di attriti. Alcuni vantaggi sono facili da copiare e scompaiono in fretta. Altri sono costosi da individuare, difficili da eseguire, dipendono dalla capacità di sopportare il rischio, sono limitati dalla scala oppure emergono da relazioni in continuo cambiamento. Possono indebolirsi, spostarsi, invertirsi, diventare troppo affollati o tornare quando parte della concorrenza abbandona il campo.
Per questo è più utile considerare l’efficienza dei mercati come un processo, non come uno stato permanente. Gli operatori scoprono opportunità, il capitale si dirige verso di esse, le opportunità si riducono e gli operatori si adattano. Emergono nuove relazioni e il processo ricomincia.
Ne deriva un paradosso utile. Se nessuno cercasse errori di prezzo o strutture predittive, i mercati avrebbero meno ragioni per diventare efficienti. Ma se fossero già perfettamente efficienti, avrebbe poco senso investire risorse nell’acquisizione di informazioni incapaci di produrre qualsiasi vantaggio. La ricerca di un vantaggio prova a beneficiare di un’inefficienza e, nel farlo, contribuisce a eliminarla. Non è una contraddizione dell’efficienza: è parte del meccanismo che la genera.
06 · La premessa operativa di Quantic Eagle
Dove si colloca la ricerca sistematica?
Un processo di ricerca sistematico non deve partire dalla convinzione che i mercati siano generalmente inefficienti. Quantic Eagle non parte da questa premessa. La tesi è più circoscritta: i mercati possono essere altamente competitivi e, allo stesso tempo, contenere strutture che non vengono incorporate in modo uniforme tra operatori, relazioni e orizzonti temporali.
L’obiettivo non è prevedere tutto, spiegare ogni movimento di prezzo o supporre che un comportamento storico si ripeterà solo perché è già avvenuto. La domanda pratica è se esistano situazioni in cui le informazioni disponibili oggi modifichino la distribuzione di ciò che accadrà dopo abbastanza da giustificare l’impiego del capitale proprio della società, una volta considerati incertezza e rischio.
L’evidenza sopravvive quando viene eliminata la possibilità di riscrivere il passato?
È per questo che selezione, rifiuto, prove di stress e osservazione prospettica contano. L’obiettivo non è produrre la spiegazione storica più impressionante, ma capire se rimane qualcosa quando la spiegazione è costretta a confrontarsi con l’evidenza.
07 · Un vantaggio relativo
Dove finisce il vantaggio.
Un’opportunità non è mai semplicemente “un edge”. È un vantaggio per qualcuno, in un determinato momento e su una determinata scala, costruito su informazioni precise e soggetto a costi e vincoli specifici. Una relazione può essere utile per un operatore e irrilevante per un altro; sfruttabile con un capitale contenuto e impraticabile con capitali enormi; presente su un orizzonte e assente su un altro.
Torniamo all’attività quotata a 100. Se nessuno riconosce l’informazione contenuta nello stato attuale del mercato, quasi tutto il possibile movimento verso 102 resta nel futuro. Se qualcuno la riconosce, una parte si verifica prima. Se abbastanza capitale la riconosce abbastanza rapidamente, per l’operatore successivo potrebbe non rimanere quasi nulla. Il futuro non è diventato meno prevedibile per caso: è stata la previsione stessa a trasformarsi in prezzo.
La domanda interessante non è se i mercati siano efficienti. È dove, con quale velocità e rispetto a quali informazioni lo diventano.
Riferimenti essenziali
Tre punti di partenza.
- 1970
Eugene F. Fama, “Efficient Capital Markets: A Review of Theory and Empirical Work”The Journal of Finance, 25(2), 383–417.
- 1980
Sanford J. Grossman e Joseph E. Stiglitz, “On the Impossibility of Informationally Efficient Markets”American Economic Review, 70(3), 393–408.
- 2004
Andrew W. Lo, “The Adaptive Markets Hypothesis: Market Efficiency from an Evolutionary Perspective”The Journal of Portfolio Management, 30(5), 15–29.